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Miracolo a Le Havre (2011) Aki Kaurismäki

Kaurismäki affronta uno dei temi più attuali nella società occidentale degli ultimi anni attraverso una fiaba delicata, mai banale ricca di spunti e di speranza.

Marcel Marx, ex scrittore e bohemienne, vive a Le Havre una vita semplice fatta del suo lavoro come lustrascarpe, una moglie affettuosa e attenta e gli amici del quartiere, fino a quando non incontra Idrissa un ragazzo di colore, immigrato clandestino ricercato dalla polizia, che cerca di raggiungere i genitori a Londra. Questo avvenimento, insieme alla diagnosi della malattia della moglie Arletty, provocherà un sommovimento nella tranquilla e monotona vita del quartiere.

Il cinema di Kaurismäki è sempre una piacevole scoperta, pur mantenendo i suoi marchi di fabbrica: i colori vivaci, la camera spesso fissa, i ciuffi improbabili, riesce a rendere ogni suo film un’esperienza diversa spaziando dai toni più drammatici a situazioni comiche.

In questo caso il regista finlandese sceglie di trattare l’argomento dei migranti e lo fa in un modo del tutto particolare riuscendo a sensibilizzare lo spettatore attraverso una storia poco reale e molto fiabesca stilisticamente molto vicina a maestri del realismo francese come Carnè, Renoir e Bresson. Non a caso anche il titolo italiano e l’attività di lustrascarpe del protagonista sembrano richiamare due capolavori del cinema neorealista italiano come “Miracolo a Milano” e “Sciuscià”.

Come spesso capita nei film di Kaurismäki tutti i personaggi sono tratteggiati in modo particolareggiato e ognuno di essi ha una valenza precisa, anche i cattivi non lo sono fino in fondo e questo ci fa capire come il regista abbia a cuore l’umanità delle sue figure. La parte veramente negativa è affidata alla società occidentale come entità fatta di burocrazia e di intolleranza, tema che riprenderà nel suo film più recente “l’altro volto della speranza” il quale sembra essere il proseguimento naturale di Miracolo a Le Havre.

Nonostante il seguente dialogo, nel quale la visuale sembra allargarsi dalla malattia della donna alla situazione economica e sociale, sembri indicare un senso di pessimismo e scoraggiamento, l’umanità di ogni personaggio che fa si che, in seguito all’evento scatenante, si crei una rete di solidarietà e di fratellanza che produce quel senso di speranza che pervade tutto il film.

Arletty – “Quindi non c’è nessuna speranza?”

Dottore – “Esistono sempre i miracoli”

Arletty – “Non nel mio quartiere”

 

Non manca l’intermezzo musicale, altro marchio di fabbrica del regista scandinavo, qui troviamo l’Elvis transalpino Roberto Piazza a interpretare se stesso. Questa scelta si sposa perfettamente con la location nella quale è ambientato il film come ha dichiarato Kaurismäki: “Le Havre è la Memphis francese. E Little Bob, alias Roberto Piazza, è l’Elvis Presley di questo regno, finché Johnny Hallyday sarà a Parigi. Ma anche in caso contrario, sarebbe un bel match”.

Proprio per quanto riguarda l’ambientazione, la scelta di Le Havre è indicativa in quanto porto e posto di frontiera proprio a rappresentare l’universalità della vicenda che come dichiarato dal regista sarebbe potuto benissimo essere ambientata in Italia, Spagna o Grecia, i paesi più direttamente coinvolti dai flussi migratori.

Una menzione particolare per il cast, oltre all’attrice feticcio Kati Outinen che accompagna Kaurismäki in ogni suo lavoro troviamo Andrè Wilms il disincantato protagonista che ricorda nelle fattezze e nelle movenze Bruno Ganz, Blondin Miguel perfetto nell’interpretazione di Idrissa e infine, un quasi oramai irriconoscibile Jean-Pier Leaud in una piccola ma significativa parte.

La scelta dei nomi dei personaggi infine è ben studiata ed è un riferimento per la connotazione politica del film, vediamo, infatti, che il protagonista si chiama Marx, la sua cagnetta Laika (come l’animale mandato nello spazio dai russi), la moglie Arletty il cui nome richiama la famosa attrice francese della prima metà del secolo protagonista dei film di Marcel Carnè e infine il commissario Monet chiaro omaggio alla Francia.

Dopo aver visto il film, non resta che scegliere qual è il miracolo di cui si parla del titolo, è forse la ritrovata fratellanza che unisce le persone nei momenti di difficoltà? E’ la casualità di un incontro che può cambiare una vita apparentemente senza scampo? Ogni interpretazione può essere valida, in ogni caso Kaurismäki offre una visione dell’attuale naufragio dell’Europa con qualche anno di anticipo, ma fornisce anche la speranza che gli uomini conservano la forza di cambiare il destino.

PALAZZACCIO – ROMA

SCIUSCIA’ (1946) VITTORIO DE SICA

 

IL PROCESSO (1962) ORSON WELLES

 

 

I SOVVERSIVI (1967) PAOLO E VITTORIO TAVIANI

 

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO (1971) DINO RISI

 

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