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ALL THIS VICTORY (2019) AHMAD GHOSSEIN

All This Victory (2019) Drama, War | 1h 33min | 31 August 2019 (Italy) 7.0
Director: Ahmad GhosseinStars: Flavia Bechara, Issam Bou Khaled, Adel ChahineSummary: Lebanon, July 2006. War is raging between Hezbollah and Israel. During a 24h ceasefire, Marwan heads out in search of his father who refused to leave his Southern village and leaves his wife Rana preparing alone their immigration to Canada. Marwan finds no traces of his father and the ceasefire is quickly broken, forcing him to take shelter in Najib's house, his father's friend. Marwan finds himself trapped under the rain of bombs with Najib and a group of elders, friends of his father. Tension rises inside and outside of the house. Suddenly, a group of Israeli soldiers enter the first floor. The next three days sees the situation spiral out of control. Written by Abbout Productions

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Sinossi:

Libano, luglio 2006. La guerra infuria tra Hezbollah e Israele. Durante un cessate il fuoco di ventiquattro ore, Marwan si reca in cerca del padre che rifiuta di lasciare il suo villaggio nel sud del paese. Appena la tregua s’interrompe, Marwan si ritrova sotto una pioggia di bombe e si rifugia in una casa con un gruppo di anziani. All’improvviso un gruppo di soldati israeliani irrompe nella casa. Intrappolati dalle mura ma anche dalle proprie paure, i tre giorni successivi saranno un susseguirsi di eventi fuori controllo.

Il cortile di una scuola, un anziano mago mette in scena uno spettacolo di magia, la scolaresca lo segue attenta, la magia riesce ma non c’è stupore fra quei bambini. Questa è la scena iniziale di All this victory e ben rappresenta la tematica del film: un clima di guerra che si protrae da oltre trent’anni e una propaganda governativa a base di mitologia, hanno distrutto la capacità di sognare e di gioire nelle nuove generazioni.

A tutto ciò è legata la situazione della generazione dei quarantenni che si trova nella condizione di non poter scegliere se rimanere o lasciare un paese così travagliato. La scelta di ambientare il film all’interno di una casa è significativa da questo punto di vista, si può interpretare come metafora di un intero paese intrappolato in una situazione più grande di lui, e, infatti, i soldati israeliani che occupano la stessa casa nella quale sono rifugiati i civili si trovano al piano superiore a simboleggiare il senso di oppressione che il popolo libanese vive da decenni.

All this victory è un film di guerra atipico, il punto di vista è quello dei civili che si ritrovano in mezzo agli scontri, la guerra non viene rappresentata visivamente ma è ogni presente al livello sonoro rendendo il clima opprimente e claustrofobico. Il nemico è vicino, indefinito, incomprensibile e per questo ancora più terrificante. Non ci sono eroi ma personaggi, gente comune, che subisce una situazione via via sempre più insostenibile.

Come già accennato il regista libanese, sceglie di non inquadrare la guerra lasciandola fuori campo, questo rende l’impianto sonoro del film di grande importanza e riveste un ruolo predominante in tutta la pellicola. Qualche pecca si può trovare a livello visivo a causa del basso budget a disposizione e a qualche incertezza nei movimenti della macchina da presa, ma si possono trovare anche immagini di forte impatto visivo che denotano una grande attenzione alla composizione del quadro. Il cast si divide fra attori professionisti e non, questo ha portato il regista a girare le scene nella casa in ordine cronologico per facilitare la recitazione degli attori non professionisti.

Seppur girato con un taglio documentaristico, la scelta di non approfondire la situazione socio-politica nella quale la vicenda è ambientata ne limita la piena comprensione a livello storico, anche se probabilmente l’intento era di trasmettere l’universalità della condizione dei civili in zona di guerra. Come dichiarato dallo stesso regista Hamad Ghossein, pur essendo stato girato prima dei recenti moti rivoluzionari in Libano, la storia e il messaggio sono da inquadrare proprio nei recenti fatti e nella volontà del popolo libanese di liberarsi dai meccanismi che hanno contribuito a trascinare il paese in una guerra perenne.

In conclusione il primo lungometraggio di Hamad Ghossein, già conosciuto come video artist e documentarista è un ottimo film già premiato a Venezia come miglior film alla settimana della critica e ora in concorso al 25° Medfilm Festival di Roma.

A TALE OF THREE SISTERS (2019) EMIN ALPER

Summary:

Sinossi:

A TALE OF THREE SISTERS racconta la storia di tre sorelle di un povero villaggio dell’Anatolia centrale. Le ragazze sono state adottate da famiglie benestanti come domestiche (“besleme” in turco) nella speranza di migliorare la loro vita. Tuttavia, tutti e tre sono costrette a tornare al villaggio a causa di circostanze impreviste. Quando Reyhan torna a casa incinta, suo padre Sevket la sposa in fretta con il povero pastore del villaggio Veysel, che viene trattato con disprezzo non solo nel villaggio, ma anche nella casa di Sevket. Havva ritorna dopo la triste ma inevitabile morte del suo fratello adottivo, che ha combattuto una malattia terminale. Pochi giorni dopo il ritorno di Havva, Nurhan viene riportata nel villaggio dal padre adottivo Necati. Per la prima volta da anni, Reyhan, Havva e Nurhan si riuniscono. La più grande sfida di Sevket è persuadere Necati a prendere Havva come “besleme” nella sua casa dopo la partenza di Nurhan. Con l’aiuto del sindaco del villaggio, mette sotto pressione Necati. Veysel, che ha anche il progetto di lasciare il villaggio poiché disprezza la sua condizione di pastore, chiede a Necati un lavoro che lo porterà fuori dal villaggio. Mentre le tre sorelle affrontano il loro nuovo ambiente familiare e le loro relazioni, Sevket, Necati e Veysel si riuniscono attorno a un banchetto, che conduce a una serie di scontri inaspettati.

Il film è evidentemente, ma non dichiaratamente, ispirato al dramma teatrale Tre sorelle di Anton Cechov e il regista sceglie un approccio teatrale per raccontare questa fiaba per adulti ambientata in un villaggio sperduto tra le montagne dell’Anatolia centrale. In realtà la pellicola è stata girata nel distretto di Yusufeli a nord est della Turchia a causa della difficoltà di trovare un villaggio privo di costruzioni moderne che rispondesse alle esigenze della storia.

Oltre al tema della situazione femminile e del tentativo di emancipazione delle tre sorelle dalla situazione oppressiva e soffocante del piccolo villaggio isolato tra le montagne e senza nessuna prospettiva di miglioramento della condizione sociale, emergono anche i temi della disuguaglianza e della forza delle tradizioni e dei rituali che tengono unita la comunità. La figura della donna, seppur subordinata ai personaggi maschili, non è mai passiva: la volontà delle tre sorelle di evadere da una realtà soffocante è forte, anche se si scontra con eventi imprevisti e drammatici.

Da un punto di vista cinematografico Alper sceglie, come già detto di dare un’impostazione teatrale mettendo soprattutto in risalto lo splendido paesaggio montano che diventa quasi uno dei personaggi del film grazie anche all’ottima fotografia di Emre Erkmen. Proprio l’impostazione è forse il limite maggiore di questo dramma, i lunghi dialoghi, infatti, ne limitano la tensione emotiva. Ne risulta un film eccessivamente lungo ma apprezzabile per il modo in cui vengono trattate tematiche universali e attualissime.

Il regista turco Emin Alper si conferma come uno dei registi più interessanti del panorama europeo, con i suoi primi due lungometraggi ha già ricevuto riconoscimenti internazionali: Caligari Film Prize alla Berlinale per Beyond the hill (2012) e Premio della giuria al festival di Venezia per Frenzy (2015); quest’ultimo lavoro, già presentato al Festival di Berlino è in concorso al 25° Medfilm Festival di Roma.

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