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Miss Violence (2013) Alexandros Avranas

 Miss Violence
(2013) on IMDb

Durante i festeggiamenti per il suo undicesimo compleanno la piccola Angeliki si butta dalla finestra uccidendosi.

Inizia così il film di Avranas leone d’argento a Venezia, uno dei film più duri e disturbanti che abbia mai visto anche se, a parte la scena di sesso violento nel finale, l’orrore viene fatto filtrare senza mostrare scene esplicite ma attraverso gli sguardi scioccati, rassegnati delle donne della famiglia oppure nascondendolo dietro le porte. Non a caso il film comincia e finisce con una porta chiusa, chi sta fuori non può sapere cosa succede dietro quelle porte: i funzionari che ispezionano la casa dopo il suicidio dicono al protagonista ‘qui sembra che non sia successo niente’ lui risponde (prendendolo per un complimento) ‘ho fatto di tutto per riuscirci’.


L’orrore traspare dai gesti quotidiani del padre/padrone/nonno che pesa i cereali per vedere se qualcuno li mangia alle sue spalle o rimuove le porte perché ‘in questa casa non ci sono segreti’ e dalle punizioni umilianti inflitte ai bambini annichiliti (soprattutto il maschio) da queste sopraffazioni.
Avranas sapientemente dissemina la pellicola di indizi e sospetti che svelano lentamente la struttura della famiglia fino alla rivelazione crudissima che porterà ad un finale inevitabile cha da senso al titolo e che lascia aperte altre domande ed altri dubbi su tutta la vicenda. Chi è miss violence? È la bambina che con il suo gesto violento mette a nudo una situazione insostenibile oppure la moglie/mamma/nonna che sa tutto ma non reagisce?
Tre scene spiccano per la loro durezza e per quello che implicano: la scena iniziale della festa/suicidio, il ballo della bambina davanti ai due uomini sulle note di ‘L’italiano’ e la scena di sesso violento nel finale la quale non ha nulla di eccitante, ma la cui violenza risulta quasi insostenibile.


Lo stile e la tecnica richiamano fortemente i lavori di Haneke e Lanthimos con inquadrature strette ed una fotografia ed elegante che accentua il distacco emotivo verso i protagonisti che suscitano più rabbia che pena nello spettatore.
Altra caratteristica interessante è l’utilizzo della colonna sonora, assente per quasi tutto il film che compare improvvisamente con un brano di Leonard Cohen ed uno di Toto Cutugno il quale non fa che accentuare lo squallore e la durezza della storia.
Sicuramente è un film difficile da vedere ma ben fatto con una storia verosimile che dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, quanto l’orrore sia vicino, dietro una porta chiusa.

 

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