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Il dubbio (2018) Vahid Jalilvand

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 Il dubbio - Un caso di coscienza (2017) on IMDb

“una volta ho letto queste frasi di Rolf Dobelli: i coraggiosi e gli audaci sono stati uccisi prima che potessero trasmettere i propri geni alle generazioni successive. Gli altri, i vigliacchi e gli assennati, sono sopravvissuti. Noi siamo la loro progenie.Ci siamo fatti una certa idea dei vigliacchi, ma essi sono esattamente come noi. Forse riproducono persino il nostro comportamento. Un comportamento crudele che giustifichiamo in nome della saggezza”.

Questo è il commento del regista iraniano al film presentato alla 74° mostra di Venezia e premiato come miglior film, miglior regia e miglior attore nella sezione Orizzonti.

Uno scrupoloso medico legale lascia il suo ufficio di sera e si appresta a tornare a casa con la sua auto, lungo la strada urta accidentalmente una moto che trasportava un’intera famiglia di quattro persone. Apparentemente stanno tutti bene compreso il piccolo Amir Ali di otto anni che ha battuto la testa. Il dottore, preoccupato e dispiaciuto per l’incidente esorta il capofamiglia ad andare al vicino ospedale per un controllo, ma l’uomo rifiuta.
Il giorno seguente, tra gli altri cadaveri da esaminare, nella struttura dove lavora il dottore arriva il corpo senza vita di Amir Ali. Il dottore visibilmente scioccato lascia il compito di eseguire l’autopsia alla sua collega (nel corso del film apprendiamo che sicuramente è anche qualcosa di più che collega, ma il rapporto non viene approfondito). Dall’autopsia emergono altri elementi che sembrano scagionare il medico e che impongono una scelta prima di tutto morale che potrebbe però avere conseguenze legali e stravolgere la vita del protagonista.


Girato con colori tenui, quasi in bianco e nero, questo è un film che insiste molto sui sentimenti e sulla psicologia dei protagonisti (bravissimi gli attori principali) e ci fa riflettere sull’importanza delle scelte e sul senso di giustizia che va al di là del semplice aspetto legale. Infatti, il dubbio esistenziale che affligge il dottore viene risolto solo in parte ma il punto è decidere cosa fare a prescindere dall’accertamento della verità.
Un altro aspetto che colpisce è il ruolo non facile rivestito dalle figure femminili: evidentemente discriminate nella società iraniana, mantengono comunque un’autorevolezza e una sicurezza all’interno del nucleo familiare maggiore rispetto alle figure maschili. Vediamo quindi la mamma del piccolo Amir indurre il padre a compiere delle azioni che forse da solo non sarebbe riuscito a intraprendere e, allo stesso modo, la collega del dottore spronare quest’ultimo a ragionare razionalmente. In questo senso è come se la donna ricoprisse il ruolo di una parte della coscienza dell’uomo senza la quale sarebbe incompleto.


Il film affronta anche il tema della differenza tra classi nella società iraniana e illustra come le scelte della classe più agiata ricadano inevitabilmente su chi non ha i mezzi e non ha la possibilità di scegliere, lasciando quindi alla coscienza personale di chi potrebbe modificare il corso degli eventi, il compito rendere la società più equa.

In conclusione si tratta fondamentalmente di un film sulle elegie delle scelte sbagliate,dei ragionamenti sulle conseguenze che comportamenti  diversi avrebbero potuto generare. Tutto ciò rappresentato in maniera equilibrata senza scadere nel melodramma riuscendo invece a trasmettere con semplicità la forza emotiva della situazione. Se vi è piaciuto “Una separazione” di Asghar Farhadi non potrete non apprezzare la sensibilità di questo nuovo autore al suo secondo lungometraggio.

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