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Il cliente (2016) Asghar Farhadi

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solo i primi cento anni sono difficili, poi passa”

Farhadi non delude neanche questa volta e sforna un altro capolavoro al pari se non superiore ai suoi precedenti lavori confermandosi come uno dei grandi registi e autori contemporanei.

Una giovane coppia si vede costretta a evacuare la propria casa a causa di danni all’edificio e viene aiutata nella ricerca di un nuovo alloggio da un componente della compagnia teatrale in cui recitano. Proprio la nuova casa e il passato del suo precedente abitante metteranno in moto una serie di eventi che porteranno i protagonisti, soprattutto il marito della coppia, a dover mettere in discussione i propri valori di giustizia e moralità.

Simbolica è la scelta del titolo: in Italia e in altri paesi è “Il cliente” mentre il titolo originale persiano è “Forushande” che significa il venditore in riferimento al dramma “Morte di un commesso viaggiatore” in inglese “Death of a salesman”. L’ambiguità nella scelta del titolo può sembrare fuorviante rispetto allo svolgimento del film, ma alla fine della visione ci accorgiamo che entrambe le scelte sono coerenti e rappresentano le due facce della stessa medaglia. Inizialmente la storia procede in maniera lineare con un avvenimento che turba la quotidianità della coppia, ma ben presto ci accorgiamo che non tutto risulta chiaro ed evidente e le convinzioni acquisite vacillano man mano che si aggiungono elementi alla vicenda. Il regista non si sofferma sull’episodio scatenante, lasciando il dubbio di cosa sia successo esattamente, soffermandosi e approfondendo le reazioni dei personaggi agli eventi e alla loro differente percezione. Emergono così le contraddizioni della società iraniana tra tutte l’arretratezza culturale in contrapposizione alla modernità esibita. A tal proposito è indicativo un episodio marginale all’inizio del film nel quale in un taxi affollato la donna seduta sul sedile posteriore vicino al protagonista del film chiede insistentemente al tassista di poter sedersi davanti. Più avanti nel corso della storia Farhadi ritorna sull’episodio facendoci appunto capire come l’interpretazione di una determinata situazione possa discostarsi enormemente dalla realtà delle cose.

La regia è magnifica e ci guida attraverso il percorso interiore del protagonista attraverso l’utilizzo dei colori e delle ambientazioni che si trasformano nel corso della visione: all’inizio assistiamo a un’esplosione di luce e colori poi, man mano che la tensione drammatica sale, vediamo i colori attenuarsi e gli ambienti divenire claustrofobici, rappresentando così la progressiva chiusura in se stesso del protagonista. Sempre riguardo all’uso dei colori si sa che nel cinema essi hanno un determinato significato o comunque sono associati a precisi stati d’animo che il regista ha intenzione di trasmettere, qui, senza voler anticipare nulla invito a fare attenzione alla predominanza di un colore in particolare e di come questo abbia la precisa funzione di avvisare lo spettatore del pericolo imminente.

Anche la scelta della recita che la coppia mette in scena insieme alla compagnia teatrale amatoriale non è casuale: le tematiche affrontate in “Morte di un commesso viaggiatore” riverberano in tutto il film. Ne troviamo traccia sia nella psicologia del protagonista evidentemente ossessionato dall’immagine che della coppia possono avere i vicini e l’intera comunità, sia nella figura del “cliente” che compare alla fine del film il quale ha invece paura che il suo ruolo all’interno della sua famiglia venga annientato dall’incontro con l’uomo.

Curiosità, il film è stato premiato come miglior film straniero all’ultima edizione degli Academy awards ma Farhadi si è rifiutato di partecipare alla cerimonia di premiazione in aperta protesta con le leggi anti immigrazione promulgate dal neo eletto presidente Trump che limitano l’ingresso negli Usa degli abitanti di alcuni paesi tra i quali l’Iran. Al momento della premiazione è stato letto il seguente messaggio del regista:

“È un grande onore per me ricevere questo prezioso premio per la seconda volta, ringrazio i membri dell’Academy, la troupe, il produttore Amazon e gli altri candidati nella stessa categoria. Mi dispiace non essere con voi ma la mia assenza è dovuta al rispetto per i miei concittadini e per i cittadini delle altre sei nazioni che hanno subito una mancanza di rispetto a causa di una legge disumana che ha impedito l’ingresso negli Stati Uniti agli stranieri. Dividere il mondo fra noi e gli altri, i ‘nemici’, crea paure e crea una giustificazione ingannevole per l’aggressione e la guerra. E questo impedisce lo sviluppo della democrazia e dei diritti umani in paesi che a loro volta sono stati vittime di aggressioni. Il cinema può catturare le qualità umane e abbattere gli stereotipi e creare quell’empatia che oggi ci serve più che mai”.

Se avrete modo di vedere, i film di Farhadi potrete notare come queste parole, riferite a una situazione particolare, abbiano invece molto a che fare con il suo cinema.

Concludendo, oltre ad avere una storia ben costruita e avvincente è un film che rimane dentro lasciandoci interrogativi e dubbi su cosa sia moralmente giusto e su come le scelte dell’uomo siano condizionate inevitabilmente dalla società che ci circonda.

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