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Directions – tutto in una notte a Sofia (2017) Stephan Komandarev

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“L’unica scelta qui è all’aeroporto: terminal 1 o 2”

Pur partendo da un’idea non originalissima il regista bulgaro Komandarev riesce a rappresentare in modo efficace uno spaccato della società europea attuale. In una Sofia gelida si incrociano le storie di sei tassisti e dei loro clienti, il primo episodio fa da sfondo e allo stesso tempo punto d’incontro con gli avvenimenti che seguiranno: un tassista vuole lasciare l’attività per aprire una officina, ma viene ricattato dalle banche che devono concedergli il finanziamento. Ormai intrappola ed esasperato dalla situazione uccide il banchiere che si occupa del prestito e si spara a sua volta.

Da qui in poi il film si svolge tutto di notte alternando le vicende degli altri cinque tassisti. Ciascuno spezzone è a se stante, quasi fosse un film a episodi, ma alla fine il collegamento e le connessioni tra le varie vicende sarà evidente. Da notare come una delle storie raccontate nel film sia un adattamento del racconto di Anton Cechov, Miseria, nel quale un vetturino che ha da poco perso il figlio cerca inutilmente di raccontare la propria tragedia ai propri passeggeri e alla fine si ritrova a parlare con un cavallo. Questo particolare non è irrilevante perché il regista rivolge il suo sguardo a una categoria di persone che fatica a sbarcare il lunario in un mondo nel quale gli interessi economici e l’arrivismo hanno ucciso i valori morali, ed è evidente la distanza incolmabile tra chi decide le sorti economiche di una popolazione e chi, in ogni caso deve far fronte ai piccoli o grandi problemi quotidiani per vivere una vita dignitosa. In effetti, come lo stesso regista ha dichiarato: “ i taxi a Sofia funzionano come una sorta di servizio sociale bulgaro e sono di fatto la prima attività che la gente cerca di svolgere dopo aver perso il lavoro”.

Durante le numerose riprese notturne lungo le vie di Sofia, Komandarev ci mostra oltre alle periferie popolose e fatiscenti tipiche delle grandi città d’Europa, le colorate e accecanti insegne degli onnipresenti casinò, dei banco di pegni e delle slot machine, l’illusione di soldi facili per la povera gente disperata. In questo senso il titolo del film è ancora una volta indicativo, le direzioni sono le strade che i taxi scelgono per portare a destinazione i clienti, ma anche le scelte che ogni protagonista si trova a dover affrontare e che spesso riguardano appunto la coscienza e la morale. Decidere cosa sia giusto fare è più difficile quando le conseguenze possono danneggiare o distruggere l’esistenza di chi le subisce.

Come già anticipato l’idea del taxi come scenario principale di un film non è nuova, vengono subito in mente il film di Jim Jarmusch, Taxisti di notte oppure Taxi Teheran di Jafar Panahi o infine Dieci di Abbas Kiarostami nel quale non ci sono Taxi ma la storia è interamente ambientata nell’abitacolo di una macchina. Rispetto ai film citati Directions a molte cose in comune, con Taxi Teheran ad esempio, condivide il taglio documentaristico rivolto alla rappresentazione della società moderna mentre il tono ironico e talvolta umoristico di alcune scene lo accomuna al film di Jarmush.

Molto nteressante l’aspetto tecnico: il film è interamente girato con la camera a mano, con pochissimi tagli di montaggio e lunghi piano sequenza che trasmettono tensione e coinvolgono il pubblico e, in alcuni casi vengono realizzati in modo virtuoso e quasi acrobatico, come nella scena del ponte e spesso la macchina da presa si muove velocemente da un personaggio all’altro, anche in spazi ristretti, portando lo spettatore dentro l’azione. L’effetto finale è proprio uno spaccato della società e, secondo le intenzioni del regista, questo dovrebbe essere il primo episodio di una trilogia che prevede altri due film incentrati su altre figure chiave della realtà bulgara: la polizia e le ambulanze. Uscito in Italia alla fine del 2017 il film è passato inosservato senza una grande distribuzione, ma vi consiglio di recuperarlo attraverso una delle piattaforme streaming che lo propongono perché ne vale veramente la pena.

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