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ROMA – TRASTEVERE

LADRI DI BICICLETTE (1948) VITTORIO DE SICA

Mercato di Porta Portese

Porta Portese

 

MAMMA ROMA (1962) PIER PAOLO PASOLINI

Piazza de’ Renzi

Via del Porto

 

I MOSTRI (1963) DINO RISI

Via Madonna dell’Orto

 

ROMA (1972) FEDERICO FELLINI

Ponte Garibaldi

 

UN SACCO BELLO (1980) CARLO VERDONE

Via Garibaldi

Via di Porta Settimiana

ROMA – GARBATELLA

LE RAGAZZE DI PIAZZA DI SPAGNA (1951) LUCIANO EMMER

L’AUDACE COLPO DEI SOLITI IGNOTI (1959) NANNI LOY

 

UNA VITA VIOLENTA (1962) PAOLO HEUSCH

 

C’ERAVAMO TANTO AMATI (1974) ETTORE SCOLA

 

CARO DIARIO (1993) NANNI MORETTI

 

ROMANZO CRIMINALE (2005) MICHELE PLACIDO

 

Orecchie (2016) Alessandro Aronadio

 

Marcello si sveglia con un fastidioso fischio alle orecchie e con un messaggio della fidanzata Alice che gli comunica che il suo amico Luigi, del quale però non ricorda l’esistenza, è morto. Da qui partono una serie di situazioni rocambolesche che ci raccontano la giornata di Marcello tra visite mediche, soldi da recuperare e appuntamenti da rispettare.

Questa è la trama sulla quale si sviluppa questa particolare e intelligente commedia, costata pochissimo (circa 150.000 euro, meno di un terzo di un film low budget) ma molto ben fatta sia sul piano tecnico sia su quello narrativo.

Già il formato dell’immagine è particolare: il film inizia con un formato quadrato 1:1 per poi passare all’1.85:1 classico questa scelta non è casuale ed è strettamente legata al piano narrativo e allo sviluppo della storia di Marcello, ma non dico altro per non anticipare troppo.

Il film è girato in un ottimo bianco e nero non so quanto per scelta stilistica e quanto per mancanza di fondi in ogni caso il risultato è ottimo, la fotografia insieme al montaggio (molto dinamico soprattutto nella prima parte) e alla bellissima colonna sonora sono combinati in modo molto fluido e piacevole.

Bisogna dire anche due parole sul cast che è di prim’ordine e che pare abbia sposato il progetto in toto al punto di rinunciare ai propri compensi, i personaggi sono molto ben delineati e sono molte le scene comiche e le trovate divertenti. Soprattutto la scelta dei personaggi secondari sembra azzeccatissima contribuendo alla riuscita di gag assurde, spesso mute, nelle quali i soli volti o sguardi degli attori inducono al sorriso o alla risata vera e propria. Insomma si ride in maniera intelligente mai volgare o sguaiata e questo è un altro punto a favore del film.

Passiamo ora a quello che secondo me funziona meno, la seconda parte perde molto del ritmo che abbiamo visto nella prima e i dialoghi si dilungano diventando a volte ripetitivi come pure il monologo finale di Marcello che scade in un moralismo buonista tipico di un certo cinema italiano. Anche alcune gag, per quanto verosimili e divertenti, risultano forse un po’ forzate rischiando di scivolare nella macchietta.

Nel complesso però è un film da vedere, divertente e dissacrante al punto giusto che è già un piccolo cult movie.

 

ROMA – PIGNETO

ROMA CITTA’ APERTA (1945) R. ROSSELLINI

BELLISSIMA (1951) L.VISCONTI

ACCATTONE (1961) P.P.PASOLINI

Osteria Necci

UNA QUESTIONE DI CUORE (2008) F.ARCHIBUGI

Osteria Necci

Luoghi

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MONTERANO (RM)

BEN HUR (1959) W. WYLER

GUARDIE E LADRI (1951) M. MONICELLI , STENO

BRANCALEONE ALLE CROCIATE (1970) M.MONICELLI

IL MARCHESE DEL GRILLO (1980) M.MONICELLI

LADYHAWKE (1985) R. DONNER

IL VANGELO SECONDO MATTEO (1964) P.P.PASOLINI

Luoghi

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ABBAZIA DI S. GALGANO (SI)

NOSTALGHIA (1983) A. TARKOVSKIJ

 “Non mi sono proposto di mostrare ancora una volta sullo schermo l’Italia che sbalordisce i turisti con le sue bellezze”. Andrej Tarkovskij

 

 

 

IL RIPOSO DEL GUERRIERO (1962) ROGER VADIM

Luoghi

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BAGNO VIGNONI (SI)

Nostalghia è un film del 1983 del regista russo Andrej Tarkovskij.
La storia, scritta a quattro mani con Tonino Guerra, vinse il Gran Premio del Cinema al Festival di Cannes.

La pellicola si apre con la battuta “Sono stanco di tutta questa bellezza” in una serie di ritorni su passi dolorosi compiuti dal folle Domenico, e che danno il nome al film:
quella nostalgia vissuta come una sofferenza. Sofferenza che però non fu l’elemento scatenante
nella mente del regista durante la scelta della location che, invece, come lo stesso Tonino Guerra
ha raccontato in un documentario ritrasmesso in questi giorni dalla Rai: “Tarkovskij rimase affascinato dalla vasca di acqua termale nella quale si era immersa la stessa Santa Caterina da Siena”.
E’ sulla figura di Santa Caterina e su una credenza trasmessagli da chi il viaggio ha ispirato
che il protagonista affronta l’attraversamento di una vasca con un cero in mano.
Un musicista sovietico in viaggio in Italia per studiare la vita di un compositore del XVIII secolo
attraversa luoghi come l’Abbazia di San Galgano, Bagno Vignoni e la Val d’Orcia
che diventa una scenografia unica, a tratti eccelsa, in altri quasi spettrale ma calda ed avvolgente
tanto da rende l’atmosfera comunque onirica e digeribili gli interminabili silenzi propri dello stile del regista.

polaroid 296

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Il dubbio (2018) Vahid Jalilvand

 

 

 

 Il dubbio - Un caso di coscienza (2017) on IMDb

“una volta ho letto queste frasi di Rolf Dobelli: i coraggiosi e gli audaci sono stati uccisi prima che potessero trasmettere i propri geni alle generazioni successive. Gli altri, i vigliacchi e gli assennati, sono sopravvissuti. Noi siamo la loro progenie.Ci siamo fatti una certa idea dei vigliacchi, ma essi sono esattamente come noi. Forse riproducono persino il nostro comportamento. Un comportamento crudele che giustifichiamo in nome della saggezza”.

Questo è il commento del regista iraniano al film presentato alla 74° mostra di Venezia e premiato come miglior film, miglior regia e miglior attore nella sezione Orizzonti.

Uno scrupoloso medico legale lascia il suo ufficio di sera e si appresta a tornare a casa con la sua auto, lungo la strada urta accidentalmente una moto che trasportava un’intera famiglia di quattro persone. Apparentemente stanno tutti bene compreso il piccolo Amir Ali di otto anni che ha battuto la testa. Il dottore, preoccupato e dispiaciuto per l’incidente esorta il capofamiglia ad andare al vicino ospedale per un controllo, ma l’uomo rifiuta.
Il giorno seguente, tra gli altri cadaveri da esaminare, nella struttura dove lavora il dottore arriva il corpo senza vita di Amir Ali. Il dottore visibilmente scioccato lascia il compito di eseguire l’autopsia alla sua collega (nel corso del film apprendiamo che sicuramente è anche qualcosa di più che collega, ma il rapporto non viene approfondito). Dall’autopsia emergono altri elementi che sembrano scagionare il medico e che impongono una scelta prima di tutto morale che potrebbe però avere conseguenze legali e stravolgere la vita del protagonista.


Girato con colori tenui, quasi in bianco e nero, questo è un film che insiste molto sui sentimenti e sulla psicologia dei protagonisti (bravissimi gli attori principali) e ci fa riflettere sull’importanza delle scelte e sul senso di giustizia che va al di là del semplice aspetto legale. Infatti, il dubbio esistenziale che affligge il dottore viene risolto solo in parte ma il punto è decidere cosa fare a prescindere dall’accertamento della verità.
Un altro aspetto che colpisce è il ruolo non facile rivestito dalle figure femminili: evidentemente discriminate nella società iraniana, mantengono comunque un’autorevolezza e una sicurezza all’interno del nucleo familiare maggiore rispetto alle figure maschili. Vediamo quindi la mamma del piccolo Amir indurre il padre a compiere delle azioni che forse da solo non sarebbe riuscito a intraprendere e, allo stesso modo, la collega del dottore spronare quest’ultimo a ragionare razionalmente. In questo senso è come se la donna ricoprisse il ruolo di una parte della coscienza dell’uomo senza la quale sarebbe incompleto.


Il film affronta anche il tema della differenza tra classi nella società iraniana e illustra come le scelte della classe più agiata ricadano inevitabilmente su chi non ha i mezzi e non ha la possibilità di scegliere, lasciando quindi alla coscienza personale di chi potrebbe modificare il corso degli eventi, il compito rendere la società più equa.

In conclusione si tratta fondamentalmente di un film sulle elegie delle scelte sbagliate,dei ragionamenti sulle conseguenze che comportamenti  diversi avrebbero potuto generare. Tutto ciò rappresentato in maniera equilibrata senza scadere nel melodramma riuscendo invece a trasmettere con semplicità la forza emotiva della situazione. Se vi è piaciuto “Una separazione” di Asghar Farhadi non potrete non apprezzare la sensibilità di questo nuovo autore al suo secondo lungometraggio.

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